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Lino - Una pianta senza tempo

Lino – Una pianta senza tempo.

Poche specie vegetali sono state nella storia millenaria dell’uomo alimento, farmaco e materia prima al tempo stesso: il Lino è senz’altro una di queste.
Pare che la sua origine sia da collocarsi in Oriente, ma già gli uomini del Neolitico lo coltivavano per tessere stoffe con le sue fibre. Tessuti di Lino, rinvenuti nelle tombe egizie, fanno risalire la sua coltivazione in Africa, ad almeno 8000 anni fa.
Le bende che rivestivano le mummie, i paramenti dei sommi sacerdoti ebraici, le vesti degli antichi Troiani e delle Vestali di Roma e tutta la biancheria nobile di un tempo erano di Lino.
I magistrati della Repubblica Romana scrivevano i loro atti su libri di Lino e i pittori, ancora oggi, preferiscono dipingere su tele di Lino, più resistenti di qualsiasi altro tessuto esistente in commercio.
Assai presto vennero utilizzati anche i semi, dapprima come alimento ed in seguito per uso medicinale. Verso la fine del Medioevo, l’olio di Lino venne celebrato dai medici per le sue virtù addolcenti e dai pittori per lo splendore e la solidità che esso dava alle loro opere.
Il Lino è la pianta emolliente e addolcente per eccellenza: i suoi semi, la sua farina, il suo olio sono adatti a curare quasi tutte le infiammazioni, interne ed esterne. Negli ultimi decenni, alle riconosciute proprietà emollienti, antinfiammatorie e lassative, si sono aggiunte quelle degli acidi grassi omega-3 ed omega-6. Queste molecole, tra le altre, hanno un’attività normalizzante della funzionalità ormonale, e si rivelano efficaci per il trattamento complementare di patologie dermatologiche, come l’acne e la calvizie.

tiglioTiglio, l’Albero dell’Innocenza

Con il nome greco di “ptylon” che significa ala (con evidente allusione alla forma della sua infiorescenza)  il Tiglio apparve nella materia medica antica circa 200 anni prima di Cristo. Presso le popolazioni europee il Tiglio era considerato una pianta sacra, al riparo della cui chioma si facevano danze propiziatorie perché si riteneva che i suoi rami fossero in grado di scacciare le streghe e tenere lontani gli spiriti maligni. La leggenda vuole che sulla tomba di S. Caterina, torturata e decapitata da Massimiliano II, spuntassero germogli di Tiglio come simbolo della sua innocenza. I fiori contengono un olio essenziale ricco di principi attivi di notevole interesse biologico. Già impiegato come emolliente anticatarrale e antispasmodico, è anche dotato di un’intensa e duratura azione vasodilatatrice.Gli estratti di Tiglio, sono particolarmente indicati per detergere piccole abrasioni, lenire scottature e decongestionare la pelle e le mucose irritate. Ricchi di mucillagini, lasciano sulla superficie cutanea un film emolliente, particolarmente sottile ed elastico, che cede acqua alla cute in caso di scarsa umidità atmosferica o temperatura elevata, funzionando come uno scudo idrometrico, in grado di trattenere una rilevante percentuale di umidità. Conferiscono alla pelle un tocco vellutato, particolarmente morbido e piacevole e donano morbidezza e idratazione ai capelli secchi e sfibrati, senza appesantirli.

calendulaCalendula – Il fiore di ogni mese

Il vocabolo Calendula deriva dal latino “calendae” (che voleva dire primo giorno del mese) e si riferisce alla prolungata fioritura di questa pianta che fiorisce, nella bella stagione, ogni mese.Proprio in virtù di questa particolarità,  la pianta fu molto lodata in passato come medicamento emmenagogo e rimedio contro i dolori periodici. Furono la badessa Ildegarda di Bingen e Alberto Magno che resero celebre in Germania la Calendula come pianta medicamentosa, tanto che ancora oggi, viene coltivata per produzioni officinali ed è regolarmente iscritta nella farmacopea tedesca.L’utilizzazione più importante della Calendula è quella di disinfettante e antiflogistico per uso topico, nel trattamento delle piaghe, delle ferite infette e delle ustioni.L’uso cosmetico degli estratti di Calendula, in funzione delle proprietà cicatrizzanti, antiflogistiche, riepitelizzanti e lenitive,  è principalmente indirizzato al trattamento delle pelli delicate, arrossate e screpolate. La Calendula viene spesso utilizzata nei detergenti per l’igiene intima, nei prodotti per la pelle dei bambini, nei cosmetici dopobarba e dopo sole.

Altea – La pianta della guarigione

L’origine del nome Altea (in latino “Althaea Officinalis”) si fa risalire al vocabolo greco “althaia”  che significa guarigione, per significare le proprietà medicamentose di questo vegetale. L’aggettivo latino “officinalis”, spesso ricorrente accanto al sostantivo che identifica la pianta, si riferisce ad officina, antico laboratorio farmaceutico dove un tempo avveniva la lavorazione dei medicinaliStimata e conosciuta fin dall’antichità come pianta decongestionante ed emolliente, trova applicazioni come antiinfiammatorio, particolarmente utile per sedare le irritazioni della pelle e delle mucose interne.In cosmetica, gli estimatori delle piante officinali, scelgono l’Altea per la sua marcata funzione emolliente, idratante e rinfrescante. È impiegata in creme da massaggio, in lozioni rinfrescanti e idratanti e, in genere, in tutte quelle formulazioni destinate al trattamento delle pelli secche, stanche e mature.


orticaOrtica – Il fuoco rigenerante

Il nome “Urtica” deriva dal latino “urere” (bruciare) con riferimento alla dolorosa sensazione provocata dai peli urticanti a contatto con la pelle.Per questa sua caratteristica, l’Ortica era anticamente impiegata per produrre estese irritazioni cutanee (le “urticazioni”) al fine di ottenere un effetto eccitante, ritenuto utile per risolvere gravi stati adinamici, comatosi e di paralisi. Sembra una pratica crudele, ma ha un’intenzione positiva, probabilmente collegata al principio, del “fuoco rigeneratore”, comune a molte culture e praticato mediante i numerosi “rituali del fuoco” diffusi in tutto il mondo.L’Ortica è la “fucina” della vita organica campestre e boschiva. È sufficiente la sua presenza su un cumulo di macerie per trasformare in breve tempo questo micro ambiente, tetro e polveroso, in un’oasi verdeggiante e pullulante di vita. Il detto popolare di “gettare alle ortiche” le cose che non servono più, si riferisce proprio all’osservazione del comportamento dell’Ortica sul terreno, capace di far ritornare utile e vivo ciò che sembrava irrimediabilmente perduto o morto. Questa sua straordinaria capacità di rigenerare il terreno nel quale cresce, ha indotto gli antichi erboristi a pensare che tali risorse potessero essere utilizzate, per analogia, anche sul “terreno organico” umano.In virtù del suo potere ricostituente e trasformativo, la pratica erboristica prescrive l’utilizzo dell’Ortica, per uso interno ed esterno, in tutte le situazioni dove è necessario avviare o accelerare processi di disintossicazione, depurazione e rigenerazione dell’organismo.L’uso più noto dell’Ortica in campo cosmetico è senza dubbio quello capillare, quale agente antiforfora, antiseborroico e contro la calvizie, grazie alla sua dimostrata attività di inibizione dell’enzima 5a-reduttasi, (principale responsabile della trasformazione del testosterone in diidrotestosterone) che, interagendo con i follicoli androgeno-sensibili, causa la progressiva miniaturizzazione del follicolo pilifero, sintomo distintivo della calvizie.

timoTimo – L’aroma del respiro

La parola Timo deriva dal greco “zumus” (profumo) a sottolineare che la sua caratteristica è quella di essere una pianta aromatica.Le prime testimonianze sulle proprietà terapeutiche del Timo, risalgono ai testi di medicina dei faraoni dell’antico Egitto. Claudio Galeno (medico greco i cui punti di vista hanno dominato la medicina europea per più di mille anni) attribuiva al Timo diverse proprietà, tra cui l’azione stimolante ed espettorante. Presso i romani, il Timo polverizzato e mescolato al miele, veniva somministrato a chi soffriva di dolori alle giunture, sciatica, gotta, disturbi della vescica ecc.Le principali utilizzazioni popolari degli estratti e degli infusi di Timo, proprio in virtù delle abbondanti e numerose sostanze aromatiche che contiene, sono quelle legate alla terapia delle affezioni delle vie respiratorie (tossi convulse, pertosse, asma, affezioni catarrali ecc.) e per la disinfezione del cavo orale. L’attività dell’olio essenziale è invece legata alle sue proprietà batteriostatiche e antimicrobiche ed è usato nella cura delle affezioni cutanee e sottocutanee (piaghe, ascessi, foruncoli ecc.).In virtù delle loro proprietà stimolanti e antibatteriche, gli estratti di Timo sono particolarmente indicati per la preparazione di prodotti destinati al trattamento delle anomalie del cuoio capelluto, da soli o in unione con altri fito estratti a simile funzione, come, ad esempio, l’Ortica.

betullaBetulla – L’albero della saggezza

Il nome Betulla deriva dal latino “batuere” (battere). Plinio racconta che gli antichi romani utilizzavano i suoi rami per fare le verghe dei fasci littori e che i maestri le utilizzavano con gli allievi a scopi “didattici” ed “educativi”. Per questo motivo era chiamata “l’albero della saggezza”. Nei paesi nordici, si utilizzava la sua corteccia, molto resistente all’umidità, per le coperture delle case e il suo succo, raccolto dal tronco, per produrre la “birra di betulla”. Gli abitanti usavano piantare due betulle nei pressi delle loro abitazioni: una serviva per proteggere la casa dalle negatività e l’altra serviva per fare compagnia alla prima, poiché si pensava che le betulle soffrissero di solitudine.I druidi usavano il legno di Betulla per incidere l’alfabeto celtico ed i simboli magici. In alcune tradizioni, lo shamano scolpiva dei gradini nell’albero di betulla per usarla come scala con cui salire verso il cielo e parlare direttamente con gli Dei. Nella tradizione feerica, la Betulla era utilizzata per costruire le culle dei bambini, affinché le Fate non potessero rapirli.La proprietà fondamentale della Betulla, per uso interno, è quella di stimolare la diuresi senza produrre alcun effetto secondario sgradito. È perciò usata per ridurre gli edemi, per diminuire il tasso di albumina nelle urine e per favorire l’eliminazione dell’acido urico. Per uso esterno e cosmetico si usano le notevoli proprietà antisettiche, astringenti e toniche per il trattamento coadiuvante delle pelli grasse e acneiche e per irrobustire la radice dei capelli.

saliceSalice – L’albero sacro alla luna

Il Salice prende il nome probabilmente dal celtico “sul-lis” (vicino all’acqua) perché cresce presso paludi o corsi d’acqua e non può sopravvivere lontano dall’acqua. Il suo stretto legame con l’acqua e la caratteristica dei suoi frutti di maturare e cadere precocemente a terra, hanno fatto del Salice un albero sacro per molte culture, legato alla Luna e simbolo della Madre Terra che perpetuamente genera per poi riprendere nel suo grembo gli esseri generati.  Per i Celti era un elemento chiave nei rituali dei Druidi e dell’oroscopo celtico.  Nella Grecia antica era consacrato a tutte le Dee Lunari e nel Medioevo era l’albero prediletto negli incantesimi delle “streghe”. Nel 1700 era in uso un “vino” di corteccia di salice che veniva somministrato alle fanciulle che soffrivano di mal d’amore. Presso i nativi del Nord America costituiva uno degli ingredienti principali del mitico rituale Kalumèt, la sacra pipa fumata durante i consigli dei grandi capi, nelle cerimonie pubbliche e per suggellare nuovi accordi con le tribù nemiche.Per la medicina occidentale, il Salice è soprattutto la fonte naturale dell’Acido Salicilico, da cui nel 1853 si produsse per la prima volta l’Acido Acetil-Salicilico.  principio attivo dell’Aspirina, di cui la Bayer depositò il brevetto nel 1899.Già Ippocrate di Kos (460-377 a.C.), il padre della medicina, si accorse delle proprietà antidolorifiche contenute nella corteccia e nelle foglie di Salice e consigliò ai suoi pazienti afflitti dai più svariati dolori, di curarsi con un infuso di quelle foglie.  Dall’epoca della grande intuizione di Ippocrate gli uomini per secoli hanno fatto uso del Salice per combattere mal di testa, febbri e reumatismi e artriti e gotta. Ancora oggi i contadini greci masticano le sue foglie per combattere e prevenire i dolori reumatici.Le proprietà astringenti, antisettiche ed esfolianti rendono gli estratti di Salice particolarmente adatti all’uso cosmetico, soprattutto nel trattamento delle pelli grasse e impure.

bardanaBardana – La pianta della riservatezza

La Bardana è una pianta erbacea, molto comune, che cresce spontaneamente in luoghi incolti, tra le macerie e lungo i fossi, sia al mare che in montagna. Il nome botanico della Bardana è “Articum Lappa”. Articum deriva dal greco “arcteion” che significa orso e si riferisce all’aspetto irsuto dei suoi fiori. Il nome Lappa deriva dal verbo greco “lambano” e dal latino “labein” che significa attaccarsi, aggrapparsi, con chiaro riferimento alla particolarità dei suoi fiori di attaccarsi a tutto ciò con cui vengono a contatto e alla difficoltà a togliersi una volta attaccati. Pare che l’invenzione del velcro, come sistema tessile di chiusura, si ispiri a questa caratteristica della Bardana. Proprio per questa peculiarità, il significato attribuito alla Bardana è quello di riservatezza e ritrosità, a significare la tendenza naturale della pianta ad allontanare dal proprio contatto.La parte della pianta che viene utilizzata per l’estrazione dei suoi principi attivi è la radice. Le principali qualità farmaceutiche che si ascrivono agli estratti di Bardana sono quelle stimolanti delle funzioni renali ed epato-biliari. Ha inoltre un’efficace attività antibiotica contro le infezioni da stafilococco.Nella cosmesi, gli estratti di Bardana sono ricercati per le loro proprietà astringenti deodoranti e purificanti. Sono pertanto indicati in tutte le formulazioni destinate a trattare le pelli sensibili, impure, grasse e in genere affette da inestetismi come eczemi, foruncolosi e acne. L’azione depurativa cutanea della Bardana si esplica efficacemente anche sul cuoio capelluto e sui follicoli piliferi, normalizzando la secrezione sebacea, liberando la cute dalle impurità e stimolando la crescita capillare.

salviaSalvia – l’erba sacra

“Cur morietur homo cui salvia crescit in horto?” (come può morire un uomo al quale cresce la Salvia nell’orto?). Questo detto latino, insieme all’etimologia della parola che significa “salvare”, dicono quasi tutto sulle numerose virtù curative che gli antichi attribuivano a questa pianta.L’Erba Sacra, nome popolare della Salvia, era considerata un vero e proprio talismano della salute. Tra le molteplici indicazioni era ritenuta atta a favorire il concepimento e a facilitare il parto; era efficace contro i bacilli del tifo e, sottoforma di cataplasmi, era raccomandata per detergere le piaghe. Costituiva uno dei componenti attivi di un famoso rimedio universale (il “Balsamo Tranquillo” ) inventato da un abate francese e somministrato a tutta la nobiltà francese del 700, compreso re Luigi XIV.Ricchissima di principi attivi, ha molteplici proprietà: balsamiche, digestive e antidiarroiche, antidiabetiche, antisettiche, antisudorifere, e diuretiche. Per le qualità antispasmodiche si utilizza nei disturbi nervosi e negli eccessi asmatici. Grazie alla presenza di un ormone ovarico simile alla follicolina, sono interessanti le sue applicazioni per tutti i disturbi della sfera genitale femminile: regolarizza il flusso mestruale, calma le reazioni dolorose e combatte i disturbi della menopausa.L’uso esterno della Salvia è raccomandato su piaghe e ferite difficilmente cicatrizzabili e per l’igiene della bocca e del cavo orale. Le foglie, secche o fresche, strofinate sui denti e sulle gengive, costituiscono il più antico e noto dei dentifrici.Per quanto riguarda le altre utilizzazioni in campo cosmetico, la Salvia, ricca di fitosteroli, trova la maggiore applicazione in prodotti destinati all’attivazione della circolazione periferica. Ha un effetto stimolante e normalizzante delle funzioni fisiologiche cutanee ed ha una specifica funzione dermopurificante del cuoio capelluto.

Mandorle dolci, pianta dell’amore

Mandorle Dolci

L’olio di mandorle dolci si ottiene attraverso il frutto dell’albero della mandorla (Prunus Dulcis), della familia delle rosáceas, che ha la sua origine nelle regioni dell’Asia e Africa centrale, dove è coltivato da mille anni. In Sicilia sbarcò insieme ai fenici e il suo uso si diffuse successivamente nelle colonie greche. Il mandorlo è molto riverito in molte culture e citato molte volte nella Bibbia; nella tomba di Tutankhamen sono state ritrovate mandorle, che probabilmente provenivano dall’Oriente. È il primo albero che fiorisce in primavera e simboleggia la rinascita della natura e il ritorno della stagione calda.
Un’antichissima leggenda racconta che il mandorlo nacque da uno di quegli amori non a lieto fine. I Greci narravano che Fillide, una principessa Tracia, incontrò Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno durante una sosta per la navigazione verso Troia. I due giovani si innamorarono perdutamente ma Acamante fu costretto a proseguire con gli Achei per combattere nella guerra di Troia. La giovane principessa, dopo aver atteso dieci anni che finisse la guerra, non vedendolo tornare con le navi vittoriose si lasciò morire per la disperazione.
La dea Atena, commossa da questa struggente storia d’amore, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Acamante in realtà non era morto e quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero abbracciò la pianta che per ricambiare le carezze fece prorompere dai suoi rami fiori anziché foglie. L’abbraccio si ripete ogni anno quando i fiori del mandorlo annunciano la primavera.
Nell’uso magico, il legno di mandorlo viene bruciato per riti per il denaro, la ricchezza e la saggezza. Dai rami del mandorlo si ricavano bacchette magiche e l’olio di mandorle è uno degli oli più usati come veicolante nella composizione di oli per unzioni rituali di cose e persone.
Nel medioevo il simbolo della “mandorla mistica” era usato come rappresentazione del principio Femminile e in moltissimi quadri o rappresentazioni della Dea prima e della Vergine Maria poi, le divinità venivano ritratte all’interno di una aureola a forma di mandorla. I fiori di mandorlo hanno ispirato inoltre vari artisti e poeti; cito uno dei quadri più famosi di Vincent Van Gogh, “Ramo di mandorlo in fiore”; in questo quadro, dipinto per la nascita del nipote, i fiori di mandorlo, primo albero a fiorire dopo l’inverno, simboleggiano l’affacciarsi di una nuova vita e la rinascita della natura.
L’olio di mandorle dolci si ottiene per pressione a freddo dei semi del Prunus amygdalus. Si presenta sotto forma di liquido trasparente, di colore giallo chiaro. Chimicamente è costituito da un’ elevata percentuale di acido oleico e linoleico e in minor misura da acido palmitico, stearico, laurico e miristico.Ha spiccate proprietà emollienti, nutrienti, eudermiche ed elasticizzanti cutanee.
Come uso interno ha proprietà anti-infiammatorie, lassative e un forte valore energetico: alimento importante per combattere il freddo ed ottenere energía.
L’Olio di Mandorle oltre a disinfiammare e calmare le irritazioni cutanee, idrata e soavizza tutti i tipi di pelle. L’Olio di Mandorle si raccomanda specialmente in casi di secchezza, disidratazione. Si puó applicare sulla pelle umida dopo un bagno o la doccia. E’ molto utilizzato per realizzare massaggi, tanto per le sue proprietá anti infiammatorie che per il suo effetto idratante. Nutre dolcemente i capelli conferendo morbidezza, lucentezza e disciplina e facile pettinabilità.

Karitè, il burro naturale

Karitee, il burro naturale

In antichità, nel regno del Mali, l’olio di karité era usato, mischiato con una terra della zona, per rivestire i muri, come fosse calce. Il Burro di Karité viene inoltre da sempre usato in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come farmaco, da solo o in combinazione con altre piante; gli indigeni lo chiamano “albero della giovinezza” e lo utilizzano ad esempio come balsamo per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti, le bruciature, gli eritemi solari, le ulcerazioni e le irritazioni della pelle; secondo la tradizione locale sembra infatti che esso favorisca l’aumento della circolazione locale, permettendo cosí una riossigenazione del tessuto epidermico e migliorando l’eliminazione degli scarti metabolici. In realtà le popolazioni africane usano ogni parte della pianta: la buccia e la polpa del frutto sono mangiate tal quali o cucinate secondo antiche ricette; il grasso contenuto nel seme, cioè il Burro di Karité, viene usato come condimento, simile al nostro burro, ma anche come prodotto cosmetico per la pelle e per i capelli; i residui delle lavorazioni si utilizzano come mangime per il bestiame; il grasso serve anche per fare candele, o per ricavarne detergenti simili al nostro sapone; il lattice delle foglie, della scorza e del midollo del tronco serve come colla e come base resinosa per il cheving-gum; infine il legno, che è molto duro e pesante, viene utilizzato per costruzioni e per oggetti di cucina e artigianali.
Il burro di karitè grezzo è di colore tendente al giallognolo e presenta un odore dolciastro. Per l’utilizzo cosmetico si trova in commercio burro di karitè privato di ogni impurità e de odorizzato. Ha proprietà emollienti, nutrienti e idratanti, che lo rendono un ottimo cosmetico naturale per la cura della pelle. Si ritiene che possa contribuire a proteggere la pelle dalle radiazioni solari e che possa essere impiegato come cosmetico per la prevenzione delle rughe e per mantenere la pelle giovane. Il burro di karitè presenta proprietà antiossidanti che sono in grado di proteggere la pelle dall’esterno dall’azione dei radicali liberi.
L’azione antiossidante è dovuta principalmente al contenuto di vitamina E del burro di karitè, che presenta inoltre vitamina A e vitamina D. L’applicazione del burro di karitè sulla pelle consente di mantenere il suo colorito naturale e sano, di idratarla e di nutrirla, oltre che di proteggerla dagli agenti esterni, come i raggi solari, il vento e il freddo, per via delle sue proprietà filmanti e filtranti. Il burro di karitè può essere considerato come un rimedio naturale e come un cosmetico multiuso. Può essere impiegato come unico prodotto per l’idratazione e per il nutrimento della pelle del corpo, delle mani e del viso. Sostituisce la crema idratante per il corpo se dopo il bagno o la doccia viene applicato e massaggiato in piccole quantità sulla pelle umida. Diventa una crema per il viso in inverno, molto nutriente e in grado di proteggere la pelle dalle intemperie. Sempre per quanto riguarda le mani, il burro di karitè può essere applicato in quantità maggiori per realizzare un impacco curativo per le mani secche e screpolate da lasciare agire durante la notte, avvolgendo le mani in guanti di cotone.

Borragine, la pianta di “lana”

Borragine, la pianta di lana

La Borragine è una pianta umile e poco conosciuta, originaria dell’Europa mediterránea. Questa pianta cresce selvaggia in molti luoghi di terre fertili e umide, ai bordi delle strade, sulle pendici dei monti e si riconosce con facilitá per i peletti che coprono i suoi gambi e le sue foglie, cosí come per i fiori di colore azzurro, rosa o bianco che forma la pianta. Il nome di Borragine, secondo alcuni storici, deriva dal vocabolo latino borra, che significa “tessuto lanoso”, per la quantitá di peletti che comprono tutta la pianta. Altri autori affermano, tuttavia, che il nome di questa verdura deriva dall’arabo aburash, che significa “padre del sudore”, con riferimento alle proprietá sudorifiche della pianta, in particolare dei suoi fiori. pianta utilizzata da secoli; i primi a coltivarla furono gli arabi anche per scopi medicinali. era utilizzata per il suo effetto anti-depressivo. Gli antichi fitoterapeuti che basavano i loro rimedi curativi nei vegetali, raccomandavano i fiori di borragine come aiuto efficace in malattie che producevano febbre per il suo riconosciuto effetto sudorífico e depurativo. I suoi fiori si usavano per il loro effetto cromático, inoltre per le loro proprietá medicinali, come ingrediente di insalate.
Fu importata in Europa nel 16°secolo. Durante il Rinascimento la pianta era nota per generare il ricircolo del buon sangue e l’acqua distillata veniva impiegata per combattere la stanchezza degli occhi.
Il succo depurativo era venduto dagli erboristi ed i fiori venivano usati come rimedio naturale per i raffreddori, stati febbrili anche nel the.
Cresce principalmente nelle coste dell’est dell’Inghilterra.
I semi sono naturalmente ricchi di acidi grassi , per questo sono utilizzati per contrastare le condizioni di secchezza della pelle come l’eczema.
Può essere utilizzato come alternativa all’olio di enotera.
Ricco di acido gamma linoleico è raccomandato per: creme riparatrici per pelli secche; Lozioni doposole; Lozioni dopobarba. Gli vengono riconosciuti anche poteri curativi e la sua capacitá per migliorare eczemi e la psoriasis. Aiuta contro le sindromi pre e post mestruali. Si puó usare per purificare il sangue, per aiutare contro l’infiammazione dei polmoni, del peritoneo e i sintomi prodotti dall’artrite. L’olio  di borragine ( borago officinalis ) un eccezionale rimedio ricco di acidi grassi polinsaturi, protegge e nutre i capelli, ne basta una piccolissima quantità, in quanto molto nutriente, da applicare qualche ora  prima del lavaggio.
Come antidepressivo e tonificatore cardiaco. Stimola l’ormone timica ed attiva i linfociti. in caso di bronchite,
possiede proprietá espettoranti.

Girasole, il fiore del sole

Girasole, il fiore del sole

L’olio di semi di girasole è estratto dai semi di Helianthus annuus. E’ liquido a temperatura ambiente, trasparente con colore ambrato ed un leggero odore grasso.
Contiene una percentuale molto elevata di grassi polinsaturi, in particolare l’acido linoleico (fino al 75%) ed una notevole quantità di Vitamina E. Tale acido, costituente anche la Vitamina F che non viene prodotta dall’organismo, è indispensabile per la formazione della membrana cellulare, la mantiene fluida, conserva l’elasticità delle pareti delle arterie, mantiene fluido il sangue, modula l’attività del sistema immunitario, aiuta a mantenere basso il colesterolo, equilibra la pressione e svolge un importantissimo ruolo per il corretto funzionamento della tiroide, della ghiandola surrenale, delle mucose e dei nervi.
Grazie a questa vitamina la pelle rimane liscia e vellutata, mentre la sua carenza la rende squamosa, secca e rugosa.
In cosmetica l’olio di girasole agisce da rigenerante delle cellule dell’epidermide; ha un alto potere emolliente, rinfrescante ed idratante; è un riequilibrante della pelle caratterizzata da sensibilità cutanea ed irritazioni, pertanto costituisce una base ideale per i trattamenti cosmetici ed estetici dei diversi tipi di pelle.

Ulivo, la pianta della pace

Ulivo, la pianta della Pace

L’olivo è una pianta centrale nella storia delle civiltà che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, e di tutto l’Occidente.
Si raccontano numerose leggende: una di queste è di origine greca e narra di un olivo raccolto ai confini del mondo da Ercole, in quel luogo nacque il bosco sacro a Zeus, dalle cui fronde venivano intrecciate le corone per i vincitori dei giochi olimpici.[5] Un altro aneddoto sull’ulivo riguarda invece la colomba che, per annunciare a Noè la fine del diluvio univerale, gli portò un ramoscello d’ulivo che teneva stretto tra le zampe. Comunque si è appurato che le prime piante selvatiche insistevano sull’isola di Creta fin dal 4000 A.C. e che successivamente i cretesi si sono specializzati nella coltivazione di tale pianta la quale successivamente verrà esportata in tutto il bacino del mediterraneo.
“L’impacco” di olio di oliva è il trattamento di salute e bellezza per capelli più conosciuto e applicato nella tradizione Mediterranea, tramandato da secoli da madre in figlia.
È un fantastico protettivo naturale che rigenera la fibra capillare, apporta i lipidi necessari per una nutrizione ottimale e crea una guaina che ammorbidisce, lucida e protegge i capelli dalle aggressioni esterne.
La catena dell’olivo è la composizione di acidi grassi più lunga e ricca in natura, con caratteristiche molto simili a quelle del sebo umano, molto compatibili con la pelle. Ricco di preziosissime sostanze come squalene, fitosteroli e tocoferoli l’olio d’oliva svolge una funzione emolliente e protettiva. Grazie agli acidi grassi linoleico e linolenico, composti fenolici e importanti vitamine (K, A, E, D), svolge una fondamentale
azione antiossidante e anti-age.
Gli esteri e le cere dall’olio di oliva, caratterizzate da un alto potere sostantivante e da una elevata
compatibilità con i lipidi presenti nei capelli, aiutano a ristabilire l’equilibrio nutrizionale, mantenendo un tocco leggero ed una texture molto cosmetica. I capelli acquistano docilità, morbidezza e lucentezza.

Equiseto, il “crine di cavallo”

Equiseto

Con il termine equiseto ci si riferisce, in genere, all’Equisetum arvense, noto anche come equiseto comune o coda di cavallo. L’equiseto è conosciuto anche come “argilla vegetale” proprio per la composizione minerale e le sue proprietà.
Odiato dagli agricoltori perché infestante e difficile da estirpare, l’equiseto è invece apprezzato dalla medicina popolare.
Usi: come blando diuretico e depurativo. Per la sua ricchezza in sali minerali, l’equiseto è un valido remineralizzante, utile per rinforzare ossa, unghie e capelli. Per questo motivo, la medicina popolare ne consiglia l’impiego in presenza di osteoporosi, nei postumi di fratture ossee, e in caso di unghie e capelli fragili.
Proprietà cicatrizzanti, utili per favorire la guarigione delle ferite, come le piaghe o le fastidiose ulcere cutanee. Le proprietà abrasive dell’equiseto sono sfruttate in alcuni cosmetici adatti al peeling.

Lavanda – Una pianta Multiuso

Lavanda

Dal latino Lavandula Officinalis, dal verbo lavàre ovvero bagnare in quanto veniva utilizzata soprattutto per profumare le acque da bagno. Originaria dell’area mediterranea, è oggi coltivata in tutto il mondo. L’olio essenziale è invece prodotto soprattutto in Francia, Italia e Spagna.
In realtà la sua origine rimane un mistero. Secondo una teoria sembra che la lavanda provenisse dall’Arabia o dal nord Africa e venne poi scoperta circa 2000 anni fa e portata sulle isole del sud della Francia da commercianti affascinati dal suo profumo e dalla sua bellezza.
Già gli antichi Romani erano soliti profumare l’acqua da bagno con i suoi fiori. Si deve infatti a questa civiltà la diffusione della lavanda in Europa: essi la portavano ovunque andassero per poter fare dei bagni profumati. Anche gli Egizi costruirono alambicchi per estrarre l’olio di lavanda che utilizzavano nel processo di mummificazione. Nel Medioevo veniva utilizzata la Lavandola Stoechs con cui veniva preparato un medicinale chiamato Sticadore utilizzato per crampi intestinali, nausea, vomito e singhiozzo. Nel 1600 l’acqua profumata di lavanda veniva utilizzata pr curare le piaghe della bocca mentre unita all’acqua di rosa Damascena veniva utilizzata come preparazione antisettica per la toletta quotidiana. Nel 1800 in Inghilterra fu realizzato da un profumiere il noto The Lavander, un profumo utilizzato da tutte le donne di nobiltà, inoltre le dame di corte usavano cucire sacchetti contenenti fiori di lavanda all’interno delle loro sottane ed è da questa usanza che ancora oggi si inseriscono sacchetti di lavanda tra la biancheria perché oltre che a profumare hanno anche un’azione anti-tarme. Un esperto di aromaterapia nel XX secolo racconta di come in uno dei suoi esperimenti si ustionò gravemente una mano e gli venne in mente di immergere la mano in un recipiente contenente olio di lavanda. Rimase così sbalordito e impressionato dai risultati che iniziò a studiarne le proprietà terapeutiche. E’ la pianta officinale più versatile che esista dal punto di vista terapeutico. Ha un’azione lenitiva, purificante e rinfrescante, costituisce un’eccellente alleato per tutti i tipi di pelle e, in modo particolare, per le pelli fragili . Raccomandata per trattare le pelli grasse e favorire la cicatrizzazione dei segni lasciati da acne e punti neri. Ha inoltre proprietà rigeneranti e può essere utilizzata anche dalle pelli più mature. Può essere utilizzata sia come tonico, sia come detergente per rimuovere lo sporco od il trucco. Ottimo tonico per rinfrescare la pelle arrossata dal sole ed avere un profumo intenso di lavanda. È un calmante per la cute stressata.
Ha proprietà antisettiche, antivirali, antinfiammatorie, decongestionanti e stimolanti sulla pelle. Le sue proprietà cicatrizzanti prevengono la desquamazione. Il suo aroma è un calmante emozionale, può agire in caso di malinconia, nervosismo, ansia, irrequietezza, insonnia, stress causato dall’eccesso di lavoro.

Neroli -Simbolo della Purezza e dell’Amore

Neroli

Il Neroli è un alberello sempreverde con foglie lucenti, fiori bianchi molto profumati, frutti più piccoli dell’arancio dolce, con polpa amara. L’arancio amaro da cui proviene il Neroli, si differenzia da quello dolce (Citrus × sinesins – le arance che si mangiano) per le spine più lunghe all’ascella delle foglie, per loro colore più scuro, per un profumo più intenso delle foglie e dei fiori, per la buccia più colorata e più ruvida del frutto, ma soprattutto per il particolare gusto amaro della polpa. I fiori sono bianchi e molto profumati. I frutti divengono da verdi a gialli alla maturazione, e contengono numerosi spicchi ricchi di succo. Pianta di origini orientali è molto comune nei paesi del bacino mediterraneo dov’è diffusamente coltivata.
Citrus aurantium è il nome originario della pianta mentre Neroli deriva dalla duchessa Anna Maria Orsini di Bracciano (Lazio, Italia), principessa di Nerola che nel XVII secolo iniziò a diffonderlo nel Lazio in forma sia di essenza sia di acqua distillata nota già nel Medioevo come acqua nanfa e ottenuta per distillazione dei fiori freschi dell’arancio dolce e amaro per profumare guanti, fazzolettini e bagni. Tale pianta è originaria con molta probabilità dell’Asia sud orientale e fu poi coltivata in Arabia e in Sicilia alla fine del IX sec. Il Neroli ha proprietà antisettiche, antidepressive e antinfiammatorie. Interviene sugli stati di tensione fisica grazie alla capacità di agire come rilassante muscolare. Usato per trattare i disturbi dell’apparato digerente (crampi, disturbi digestivi di origine nervosa) in virtù del fatto che rilascia la muscolatura e libera dalla tensione nervosa. Capacità di rigenerare le cellule dei tessuti cutanei, dunque favorisce la cicatrizzazione. Indicato per cute sensibile e irritata, pelle secca o invecchiata.
Ha un’azione rilassante, aiuta ad alleviare l’ ansia. È un protettivo delle emozioni legate al cuore: armonizza l’affettività, crea una protezione sul piano sentimentale. Storia
Il Neroli è legato all’amore e alla purezza, forse a causa del simbolismo che deriva dai petali bianchi. Anticamente i fiori venivano impiegati per confezionare le coroncine che cingevano il capo delle spose durante le nozze degli antichi Romani, come simbolo della loro verginità. Ma se da un lato propiziavano la fertilità delle donne che si accingevano al matrimonio, dall’altra il profumo che da essi si sprigionava, le aiutava ad allentare la paura della prima notte di nozze e della futura vita coniugale. Nel 1500 una leggenda narra che in Francia esistesse un unico albero d’Arancio e che presentemente vive ancora nell’agrumiera di Versaille, la reggia degli antichi regnanti. Secondo alcune recenti speculazioni 10 gocce di neroli non si sa bene se in forma di olio essenziale o di distillato acquoso, rientrano nella composizione della bevanda Coca-Cola.

Rosa Damascena – Il fiore della bellezza

Rosa Damascena

E’ una rosa ibrida derivata dalla rosa Gallica e dalla rosa Moschata. E’ un arbusto appartenente alla famiglia delle rosacee, molto forte e spinoso, cresce fino ad un’altezza di tre metri ed è molto resistente al freddo e al gelo. Ha una profumazione intensa, il colore rosa tenue o rosso del fiore e la forma tondeggiante che fa ricordare una coppa. La fioritura avviene tra aprile e giugno. I petali raccolti manualmente e sono necessarie dalle 3,5 a 5 tonnellate di petali di rosa per ottenere 1 kg di olio essenziale. La rosa in generale sembra essere nata dal sangue di Adone, dio degli inferi e quello di Venere, dea della bellezza e per questo in assoluto rappresenta l’amore che genera e riproduce la vita. La rosa damascena ad oggi è un fiore coltivato difficilmente cresce selvaticamente. Esso proviene dal Medio Oriente in particolare si pensa che il cavaliere crociato Robert de Brie portò la rosa dalla Siria in Europa. Infatti, il nome damascena fa riferimento a Damasco, un importante città della Siria. La rosa damascena è considerata la regina di tutte le rose coltivata sin dai tempi antichi. Vanta le sue proprietà benefiche e qualità curative che la rendono speciale e tra le migliori al mondo. Esercita un’azione addolcente e vellutante (per questo molto usata in cosmetica). Importanti sono l’olio essenziale e l’acqua di rose. Quest’ultima usata come tonico per pelli delicate e sensibili. Tonifica l’epidermide, rigenera e calma le pelli arrossate. Ottimo prodotto come anti-età, previene la formazione di piccole rughe.
L’olio è un ottimo rimedio contro la depressione, calma e rilassa l’anima, scaccia via lo stress, favorisce l’autostima e attiva la disposizione alla tenerezza e all’amore.

Rosmarino – Simbolo dell’amore, della morte e del ricordo

Rosmarino

Il nome latino Rosmarinus deriva da Ros = rugiada e Marinus = marino si riferisce all’azzurro dei fiori che ricorda il colore del mare. E’ una delle piante aromatiche più antiche tanto che i Greci e gli Egizi ne conoscevano le proprietà. Utilizzato da sempre come insaporitore vanta anche un’antica tradizione curativa e aromaterapica. Tipico delle regioni mediterranee predilige i climi caldi e cresce spontaneamente sui terreni sabbiosi.
Le foglie e i fiori forniscono per distillazione un olio essenziale il quale contiene borniolo, canfene, pinene e acetato di bornile tutte sostanze che conferiscono proprietà antiossidanti, antispasmodiche e stimolanti. Tale olio costituisce la base principale dei profumi, colluttori e dentifrici e può essere usato per profumare l’ambiente.
La pianta possiede proprietà deodoranti, tonificanti e purificanti. E’ un ipertensivo, battericida e un ricostituente.
Il rosmarino è la metafora dell’amore, del ricordo e della morte. Gli antichi Greci e Romani coltivavano il rosmarino come simbolo d’immortalità dell’anima: i rami erano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri: il rosmarino veniva infatti chiamato pianta dell’incenso. La leggenda narra che la principessa Leucotoe, figlia del re di Persia, sedotta da Apollo entrato furtivamente nelle sue stanze, fu uccisa dal padre per cancellare l’onta subita. Sulla tomba della principessa i raggi del sole penetrarono fino a raggiungere le spoglie della fanciulla che lentamente si trasformò in una pianta dalla fragranza intensa, dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido: il rosmarino.
Solo nel Trecento si trova in uso come aroma. Nel Medioevo veniva usato per scacciare spiriti maligni e streghe durante le pratiche esorcistiche e, per molto tempo, è stato considerato un mezzo scaramantico per schermarsi dalle forze maligne e dalle malattie.
Per la sua azione rinforzante sulla memoria è ritenuto la pianta del ricordo. In antichi scritti si racconta che gli studenti romani facevano uso di coroncine di rosmarino per superare brillantemente gli esami. Tra i rimedi popolari è rinomato un infuso fatto con le sommità fiorite del rosmarino per aiutare a rievocare avvenimenti remoti. La fragranza pungente e penetrante aiuta le persone malinconiche a risollevarsi dalla tristezza. Si racconta che un ramoscello, riposto sotto il cuscino, attiri sogni di mondi fantastici allontanando gli incubi.
Il rosmarino è una delle pianticelle principali del solstizio d’estate, usato insieme a ruta, lavanda ed iperico per l’ acqua di San Giovanni, chiamata anche guazza di San Giovanni: in un catino si pone dell’acqua con foglie e fiori delle erbe menzionate, esponendola alle radiazioni cosmiche della notte prodigiosa. La guazza è in seguito utilizzata come acqua fatata per aumentare la fecondità e la buona salute difendendosi dai malefizi.
Nel folclore europeo il rosmarino è associato spesso al ringiovanimento e all’amore: la famosa acqua della regina d’Ungheria o acqua della giovinezza annovera infatti l’erba aromatica quale componente principale. Narra la leggenda che, nel 1370, la regina Isabella d’Ungheria, settantaduenne, afflitta da dolori reumatici, impiegando l’acqua distillata di rosmarino ricevuta in dono da un alchimista, grazie alla costanza della sua preghiera, recuperò sia la salute sia la gioventù.

Tea Tree – il guaritore più versatile della Natura 

TeaTreeIl Tea tree oil è un olio essenziale che si estrae dalla Melaleuca, detta anche Albero del thè. La droga è costituita dalle foglie di Melaleuca alternifolia Cheel (fam. Myrtaceae), albero che cresce solo in una limitata area paludosa, lungo la costa nord del Nuovo Galles del sud, in Australia. Il curioso nome di Albero del the (Tea Tree) gli è stato attribuito poiché lo scopritore dell’Australia, James Cook, imparò a preparare, imitando le usanze locali, un thè rinfrescante con le foglie di quest’albero. Da allora questo nome è rimasto, e anche i nuovi abitanti dell’Australia hanno imparato ad utilizzare le foglie di Melaleuca, per trarne tutte le benefiche virtù che gli aborigeni conoscevano da tantissimi anni. Dalle foglie si estrae un olio essenziale, dal fortissimo odore e dal sapore assai intenso e caratteristico, cui si devono le proprietà che a questa pianta vengono attribuite. L’ Olio essenziale di Tea tree è un olio efficace per i capelli grassi e la forfora. Ha un’azione astringente pertanto aiuta a ridurre l’oleoso del cuoio capelluto e regola la produzione del sebo. Dona benefici tonificando e deodorando. Ha un effetto purificante, antibatterico, energizzante. A livello psicoaromatico: agisce sull’affettività. Rientra tra quegli oli che possiedono un valore riequilibrante in aromaterapia, sia dal punto di vista fisico che psichico.  L’isolamento dell’Australia dal resto dei continenti ha permesso l’evoluzione di moltissime specie di flora e di fauna caratteristiche, e diverse da quelle esistenti nel resto del pianeta. Alcune di queste, come la Melaleuca alternifolia, sono risultate particolarmente proficue per l’uomo fin dai tempi più remoti. Gli aborigeni della tribù Bundjalung definiscono questa pianta come “il guaritore più versatile della Natura” e fin dai tempi antichi hanno utilizzato il suo estratto, l’olio di Melaleuca, e ne hanno trasmesso la conoscenza fino ai nostri giorni, quando la scienza ne ha dimostrato le numerose proprietà benefiche.

Verbasco – La pianta della tosse 

VerbascoIl nome Verbascum deriva dalla radice virb (proprio anche alla Verbena) che significa verga. Il nome greco invece, phlomos, ha una radice preindoeuropea che è riconducibile a bhle, che significa gonfiarsi, ma anche brillare. Questo deriva dal fatto che la pianta era usata come stoppino per le lucerne fin da tempi antichissimi; anche in accadico il nome della pianta vuole dire lucerna. Il medico greco Dioscoride consigliava i poteri terapeutici di questa pianta officinale come poi fece 1000 anni dopo la santa  Ildegarda di Bingen. Una pianta imponente e davvero regale che, una volta piegata dalle burrasche estive, tende l’infiorescenza sempre verso il sole. Manzoni, noto scrittore della letteratura italiana cita il Verbasco nella sua opera principale “I Promessi Sposi” come una delle erbacce che invadono la vigna trascurata di Renzo. Il verbasco è noto anche con il nome di tasso barbasso o verga di Aronne. Il nome del genere è quello usato da Plinio, forse deriva dal latino barbascum che significa «barbato», con riferimento alla diffusa pelosità di queste piante. Insieme a malva, rosolaccio, altea, antennaria e violetta fa parte delle specie pettorali e rientrano nelle formulazioni di tisane bechiche (utili per la tosse), espettoranti.In un ricettario del 1500 il verbasco era consigliato bollito nel vino rosso per fermare la dissenteria. Il decotto di verbasco era utilizzato per la tosse e come agente diuretico e  per il dolore ai denti. Sciolto in acqua con l’aggiunta della Ruta era utilizzato contro il morso degli scorpioni.  Ha notevoli proprietà antinfiammatorie, emolliente, decongestionante utile soprattutto per le vie respiratorie. Per uso esterno, il decotto di Verbasco è adatto come antinfiammatorio cutaneo. I fiori del verbasco vengono utilizzati per la cura dei raffreddori, infiammazioni delle vie respiratorie. Inoltre la pianta può essere utilizzata come colorante per tessuti.

Elicriso – Il fiore d’oro

Elicriso

L’Elicriso vanta una lunga conoscenza e diffusione nella tradizione popolare, ma nonostante ciò, è stata una pianta che ha avuto un lungo periodo di eclissi dal mondo della ricerca. Nelle sue varie specie ha da sempre suscitato venerazione essendo legato al culto del sole simbolo di eternità: il colore giallo intenso dei fiori si conserva nel tempo dando l’illusione che non si secchino. Le notizie del suo utilizzo risalgono ai greci e agli egizi infatti veniva raffigurato in molte pitture e usato come ghirlanda per le statue degli dei. Plinio, uno scrittore romano, ne descrive l’uso come stimolante della diuresi, del flusso mestruale e per calmare il catarro bronchiale ; veniva usato mescolato al miele e somministrato in pozioni contro il morso dei serpenti. Inoltre veniva posto negli abiti per preservarli dalle tarme. Fu solo negli anni ’50 dello scorso secolo che, grazie agli studi condotti dal dott. Santini, medico e farmacologo toscano, l’Elicriso riacquistò la giusta notorietà come pianta medicinale dalle considerevoli proprietà terapeutiche. Egli, osservando gli agricoltori i quali utilizzavano infusi di Elicriso per curare le affezioni bronchiali del bestiame, iniziò a sperimentarli anche nelle patologie respiratorie dell’uomo. Queste sperimentazioni, oltre a dare conferma alle sue aspettative terapeutiche, misero in luce anche altre potenziali proprietà della pianta. I malati trattati durante le sperimentazioni, non solo soffrivano di malattie respiratorie, erano affetti anche da patologie cutanee quali psoriasi e eczema dalle quali guarirono inaspettatamente inseguito al trattamento a base di Elicriso effettuato dal Dott. Santini. E’ una pianta fortemente aromatica diffusa in tutta la penisola in particolare sull’Appennino e lungo i litorali marini. E’ una pianta che ama i luoghi assolati e affacciati sul mare o i pendii di roccia battutti dal sole delle colline appenniniche, fino a 600 mt sul livello del mare e fiorisce al culmine dell’estate. Si trova in in alcune regioni italiana come la Sardegna. Il nome latino della pianta è Helicrysum Italicum. L’Elicriso è utilizzato come pianta aromatica per condire piatti di pesce o di carne, ma è noto soprattutto per le sue proprietà anti infiammatorie, anti batteriche ed anti virali. Le sostanze che la pianta elabora sono il terpeni, tra cui curcumene e flavonoidi, i quali combattono la proliferazione di batteri come lo stafilococco e lo streptococco.

Antemis Tintoria  – La pianta dei tintori

Antemis

L’Antehemis Tinctoria o  Camomilla dei Tintori è una pianta tipica della steppa mediterranea dove si assembra in terreni assolati, poveri e ciottolosi. Riconosciuta come rimedio popolare con azione amaro-tonica ed anti spasmodica, usata nei disturbi digestivi e gastrici. Molti studi recenti però, si sono concentrati su altre proprietà di questa pianta ricca di composti fenolici ed in flavonoidi, sostanze che combinate assieme producono un’azione antibatterica ed anti-infiammatoria.  In antichità era utilizzato per combattere i dolori ai reni , per i clisteri e per curare i dolori all’intestino e alla vescica. Nel ‘700 il decotto di Antemis era applicato sulle ferite mentre i fiori lavorati erano utilizzati per aprire e purificare i pori cellulari.  Infine è chiamata camomilla dei tintori perche veniva utilizzata per tingere di giallo i tessuti: la Tintura Madre.