La Battaglia di Anghiari

Anghiari4 ridotta

Uno dei più famosi quadri italiani

Anghiari è uno dei borghi medievali più belli e meglio conservati d’Italia. Situato in un lembo di Toscana che è sempre stata terra di confine, staglia le sue mura e la sua rocca fortificata sul profilo delle colline che chiudono la Valtiberina, e la domina con il suo austero rigore.
Strette vie in cui i passi risuonano con un rumore antico, orti e giardini nascosti tra le mura, che si schiudono come piccoli tesori all’occhio del visitatore curioso, una vista spettacolare dal bordo delle possenti mura: questa Anghiari oggi.
La fama della rocca nel passato è però legata alla storica Battaglia di Anghiari, combattuta nel 1440 tra i Fiorentini, vincitori, ed i Milanesi.
La battaglia è famosa per vari motivi. Quello strategico, che ci fa notare Machiavelli, fu la possibilità per il Granducato di Toscana di mantenere la sua influenza politica in questa zona di confine. Quello “di colore”, che narra che nello scontro fra i due eserciti, composti da migliaia di uomini e cavalli e durato un’intera giornata, non ci fu che un morto e non per le ferite riportate in battaglia, ma perché caduto da cavallo. Infine, quello artistico, forse il più noto: la Battaglia di Anghiari, infatti, è il nome di uno dei più importanti affreschi di Leonardo da Vinci, dipinto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze.
Anche la storia di quest’affresco è la storia di una battaglia: quella artistica fra Leonardo e Michelangelo, incaricato di affrescare la parete opposta con un’altra scena guerresca, e quella di Leonardo stesso con una tecnica che non gli era congeniale: l’affresco che già tanti problemi gli aveva dato con L’Ultima cena di Milano.
Due pareti enormi attendevano i due rivali. 17 metri di lunghezza per 7 di altezza da riempire con la velocità e il vigore richiesti dall’affresco. La riflessività e pacatezza di Leonardo non si sposavano con questa tecnica e per ovviarne i problemi, il grande artista arrivò ad inventare un’impalcatura mobile e a tentare un espediente per far asciugare i colori. Un anno di lavoro con 6 assistenti venne letteralmente sciolto in un attimo, quando furono accesi i bracieri il cui calore avrebbe dovuto fissare il colore alla parete: la maggior parte del dipinto andò perduta per sempre.
Fortunatamente, com’era sua abitudine, Leonardo aveva eseguito una serie di schizzi. Ci rimangono così degli studi d’insieme, ma soprattutto degli studi sul gruppo di centro e qualche disegno di volti, anche se la cartella dell’opera, composta da una serie di fogli riuniti, è andata distrutta durante un temporale.
Ma quel poco che i suoi contemporanei hanno potuto vedere dell’affresco li ha impressionati.
Così, molti videro l’opera, altri la raccontarono, pochi la ritrassero, ma fra questi ultimi dobbiamo a Rubens, che ne ricopiò la parte centrale, il miracolo di aver trasferito ai posteri il vigore e la magia di una delle battaglie più famose della storia dell’arte.