Plinio il Giovane

Plinio il Giovane

Plinio il Giovane

 

“Proveresti molto diletto se rimirassi questa regione dall’alto dei colli, ti sembrerebbe infatti di vedere non certamente terre qualsiasi, ma un quadro meraviglioso dipinto dalla natura; tanto vario e così felicemente disposto che gli occhi sono allietati da tutto ciò che guardano”
…L’aspetto della regione è bellissimo.
Immagina un immenso anfiteatro quale solo la natura può formare. Una vasta e aperta pianura circondata da monti; e questi nelle loro parti più alte sono coperti da boschi annosi e imponenti…
Dall’alto i boschi cedui digradano insieme con i monti.”

Plinio il Giovane, Lettera ad Apollinare

La Storia e il legame con San Giustino

La storia di Plinio il giovane è molto legata a San Giustino e a Villa Magherini Graziani in particolar modo.
Attorno a tale villa si situa anche Villa Lodola e tutti i terreni nei quali coltiva le piante e i fiori biologici tramite le quali sperimenta i suoi prodotti “Near Nature”

Plinio nacque a Como nel 61 da una famiglia di rango equestre molto ricca. Suo padre morì quando lui era ancora bambino e Plinio fu affidato ad un amico di famiglia, Virginio Rufo. In seguito venne adottato dallo zio, Plinio il Vecchio, fratello di sua madre. Nel 83 muore anche la madre e lui eredita tutto il patrimonio di famiglia.
Studia a Roma alla scuola di Quintiliano e del retore greco Nicete Sacerdote. Si dedicò principalmente alla retorica e all’avvocatura. S’interessò, grazie all’influenza dello zio, sia allo stile lineare di Cicerone che a quello magniloquente dell’asianesimo. Nel 79 assistette all’eruzione del Vesuvio dal lato opposto del Golfo di Napoli in cui perse la vita il celebre parente.
Inizia così la sua carriera insieme all’amico Tacito percorrendo tutte le tappe del cursus honorum.[1] Tra l’89 e il 90 ricopre il tribunato della Plebe[1] entrando a far parte dell’ordine senatorio, malgrado provenisse da una famiglia dell’ordine equestre, divenendo di fatto il primo della sua famiglia. Sotto Nerva non fa carriera (l’imperatore muore nel 98), mentre sotto Traiano riprenderà la sua carriera diventando soprintendente del tesoro. Nel 100 diventa console supplente e per un paio di mesi ne ricopre la carica. Tiene in senato il discorso Panegirico di Traiano, la cui successiva pubblicazione però sarà diversa dall’orazione originale, perché posta a revisione. Insieme a Tacito, nello stesso anno, sostiene un’accusa contro Mario Prisco. Nel 103 difende due ex governatori accusati di appropriazioni eccessive. Nel 105 ricoprì la carica di Curator delle Acque del Tevere e della Cloaca Maxima (curator alvei Tiberis et riparum et cloacarum urbis).[1]
Probabilmente, grazie non solo al proprio talento, ma anche alla propria ricchezza e alle amicizie con i potenti, la sua carriera fu tra le più brillanti, divenendo prefetto dell’erario di Saturno (praefectus aerari Saturni), cioè uno dei magistrati addetti all’Aerarium imperiale[1] o di quello militare (praefectus aerari militaris).[1] Alla fine della sua vita fu governatore in Bitinia come legatus Augusti pro praetore (pur trattandosi di una provincia senatoria) dal 111 al 113,[1] anno in cui probabilmente morì.

In un’epistola scritta ad Apollinare si descrive l’ambiente circostante un’altra villa che possedeva in “Tuscis” (Valtiberina), individuata nell’area di Colle Plinio nel comune di San Giustino (all’epoca della realizzazione, quel territorio faceva parte del municipio romano di Città di Castello), che sembra essere indicata come la “preferita” di Plinio il Giovane.

La Soprintendenza ha avviato delle indagini nel 1975 e, negli anni, sono venuti alla luce numerosi elementi (impianto termale, porticati, cantine) attraverso i quali si evince che detta villa era di notevoli dimensioni. Gli scavi proseguono tuttora a cura dell’Università degli Studi di Perugia in collaborazione con l’Università di Alicante.